MONS. GIUSEPPE FORALOSSO

Cervarese S. Croce, esulta! La parrocchia di Cervarese S. Croce saluta e accoglie, commossa ed esultante, un suo figlio che ritorna nella sua terra natale, insignito della dignità episcopale: S. Ecc. Mons. Giuseppe Foralosso. Partito missionario volontario nel 1968 per lo Stato del Mato Grosso in Brasile, scelse come campo di lavoro, le sterminate periferie delle città latino-americane, per vivere povero tra i poveri, "per annunciare loro la Buona Novella" (Matteo 11,5). Ha fatto il parroco in diverse parrocchie per vent'anni; ha insegnato filosofia e teologia e negli ultimi anni ha dedicato la sua opera alla formazione dei giovani salesiani. Dotato di eminenti qualità e arrichito di tanta esperienza, il 20 novembre 1991 fu nominato Vescovo da Giovanni Paolo II che gli affidò la cura pastorale nella diocesi di Guiratinga. Nella mia visita in Brasile per la sua ordinazione episcopale avvenuta in Campo Grande il 15 febbraio 1992, pensavo di trovare il neo-eletto Vescovo, impegnato a
stendere piani pastorali e a preparare discorsi programmatici; a scrivere lettere e messaggi. Lo immaginavo distaccato, ieratico, compassato, protocollare; i Vescovi, si sa, sono personaggi rispettabili, da guardarre da lontano; quasi inaccessibili ai comuni mortali. Nulla di questo in Mons. Foralosso: nessun attegiamento o posa episcopale; affatto interessato della sua nuova dignità, nè preoccupato per l'alto incarico a cui era stato chiamauto. Don Giuseppe era rimasto quello di prima e di sempre: un umile figlio della terra cervaresana. La naturalezza e la semplicità di modi, la serenità e la giovialità di spirito, la tipica allegria salesiana che mette a loro agio anche le persone più umili. Così ho trovato Don Giuseppe. La sua ordinazione episcopale è stata una grande festa di popolo. Chi vi ha partecipato, come me, è stato sommerso da un'ondata di calore umano e avvolto da un'atmosfera incandescente di fede. La chiesa era straripante di ragazzi e di giovani sprizzanti di allegria e di voglia di vivere. L'assemblea era composita: vi erano rappresentate tutte le razze; le differenze sociali, culturali, etniche, erano fuse nella comunione nell'unica fede. La liturgia era partecipata e coinvolgente: tutti cantavano, pregavano, danzavano, si guardavano, si sorridevano, si stringevano le mani e alla fine abbraci e applausi ritmati a non finire. Io, dal mio posto in presbiterio, osservavo e riflettevo: questa è la Chiesa! Mons. Foralosso ha posto nel suo stemma vescovile la figura del Buon Pastore che porta sulla spalle la pecorella perduta e ha scelto e ha scelto come motto la frase di Gesù: UT VITAM HABEANT (Affinchè abbiano la vita) Gv. 10,11. Sull'esempio di Gesù, Egli dà giorno per giorno la sua vita, perchè le sue pecore abbiano la vita. Cervarese deve essere orgogliosa di aver dato i natali a un Vescovo, ma deve esser anche degna della singolare grazia ricevuta.

Il Parroco
Don Rino Brasola
in occasione del ritorno da Vescovo nella parrocchia nativa di
Mons. Giuseppe Foralosso
6 Gennaio 1993